L’ENERGIA ANGELICA UNIVERSALE

Pubblicato in - Fenomeni medianici & Sensitività il 12/11/2018 0 Commenti

La Cabala, nella sua complessità, viene normalmente classificata in: pratica, letterale, non scritta, dogmatica. In particolare la Cabala dogmatica comprende la parte teorica e si basa sull’elaborazione di alcuni testi fondamentali, tra cui lo Sepher Yetzirah, attribuito al patriarca Abramo, lo Zohar, il Sepher Sephirot e alcuni altri tra cui il Libro dell’Angelo Raziel.
Oltre allo Zohar (Libro della Luminosità) va menzionato il Khemot (Libro dei Nomi). E’ qui che si trova l’elenco dei Nomi dei 72 angeli che circondano il trono di Dio, in continua rotazione secondo un’ellisse che collega tutte le costellazioni dello zodiaco.

L’arco zodiacale (360°) è diviso in sezioni di cinque gradi e ciascuna di queste corrisponde ad un periodo di circa sei giorni dell’anno (365 giorni); ogni periodo è dominato da uno dei 72 angeli. I 72 Angeli serventi sono conosciuti anche con il nome, di Geni della Cabala. Ciascuno di loro ha il proprio domicilio in uno spazio comprendente cinque gradi dello zodiaco, così che le persone nati in questi giorni hanno quel Genio come Angelo custode, guida o protettore, insieme con altri due angeli custodi. Ogni Angelo ci trasmette una virtù specifica, ci porta una certa conoscenza, se con la preghiera riusciamo a captare le alte vibrazioni del Geni, diventiamo ricettivi e a quel punto essi ci danno la possibilità di ispirarci, infonderci la saggezza di cui sono custodi e ci indicano anche la via da seguire e chi seguire. Vivere in armonia con loro, ci porta al sapere totale, alla Onniscienza.
Ciascuno degli angeli zodiacali (definiti anche “custodi”) esercita un particolare influsso sui nati nel periodo in cui è dominante, assicurando protezione e trasmettendo le energie e i doni specifici di cui è portatore. Inoltre, ogni angelo governa per 20 minuti ciascuno durante l’arco della giornata e un giorno specifico (ogni 72 giorni, in successione agli altri angeli) durante l’arco dell’anno. Questi sono gli angeli del giorno e gli angeli delle missioni.
Brevemente, qui posso dire che sono ricavati dai tre versetti del capitolo 14 dell’Esodo, uno dei cinque libri di Mosè. Ogni versetto è formato da 72 lettere. Il Nome di ogni angelo è formato a sua volta da tre lettere ebraiche più la terminazione –iah, –ael, –el oppure –ielche sono Nomi divini attribuiti a diverse schiere di angeli, in relazione alla loro posizione celeste. L’importanza dei quattro punti cardinali e del cielo per la decifrazione dei Nomi angelici e non solo viene evidenziata dallo Zohar:
Chi viaggia di buon mattino guardi attentamente all’Est, e là vedrà qualcosa come lettere marcianti nel cielo, alcune sorgenti ed altre declinanti: questi brillanti caratteri sono le lettere con cui Dio ha formato il cielo e la terra…
Ogni angelo porta con sé un “attributo divino”, una sorta di inno che egli canta incessantemente e con il quale testimonia la grandezza divina. Ciascuno degli attributi divini che l’angelo inneggia perennemente come un mantra, è anche il “dono” che egli porta al suo protetto.
 
In Esodo XIV vi sono 3 versi (19, 20, 21) che consistono ognuno di 72 lettere (ricordo che la lingua ebraica si scrive da destra a sinistra). Se questi 3 versi vengono scritti per esteso l’uno sopra l’altro, il primo da destra a sinistra, il secondo da sinistra a destra e il terzo da destra a sinistra si avranno 72 colonne di 3 lettere ciascuna. Allora ogni colonna darà una parola di 3 lettere e, poiché le colonne sono 72, avremo 72 parole di 3 lettere ognuna delle quali sarà uno dei 72 Nomi della Deità. E questi sono chiamati la Shemhamphorash o il Nome Diviso. Questi sono i Nomi dei 72 Angeli che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni.

Secondo l’uso, ogni Nome d’Angelo termina con un suffisso ebraico indicante i Nomi divini EL (Dio) e IAH(Signore), intesi quali principi di Forza, di Potenza, d’Energia (vedi prima riga dell’immagine sottostante).
Il vero e proprio Nome dell’Angelo indica la temporanea funzione esplicata dall’Angelo stesso. Gli Angeli portano sul cuore una tessera, un documento d’identità, con l’incisione del Nome del proprio sigillo angelico. Quando Dio muta il Nome dell’Angelo, questi rimane incapace di compiere la funzione per cui era stato preposto. Secondo la tradizione tutti gli Angeli, governanti le zone celesti, terminano col suffisso divino EL, IEL, IAEL (vedi seconda riga dell’immagine sottostante) quelli delle zone Orientali ed Occidentali; IAH, AEL.
Ciascun Nome contiene in sé il Nome di Dio, secondo quanto dice la Scrittura: “L’Angelo mio vi precederà e voi obbeditegli, perché porta in sé il mio Nome”

Il profeta Isaia vede Dio in trono nel Tempio di Gerusalemme, scortato da angeli fiammeggianti che proclamano l’uno l’altro “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua presenza” (Isaia 6, 3).
Il resoconto più vivido di una visione di Dio è senza dubbio quello contenuto nel capitolo di apertura del libro di Ezechiele. Mentre si trova sulla sponda di un fiume a Babilonia, il profeta vede un trono roteare attraverso il cielo, scortato da quattro creature alate che guizzano avanti e indietro. Sul trono è “una figura dall’apparenza umana” circondata da una luminosità simile a quella di un arcobaleno.
Ezechiele ebbe questa visione più o meno all’inizio del VI secolo a.e.v. Ancora prima che il suo libro entrasse a far parte del canone biblico, la sua visione divenne l’archetipo dell’ascesa mistica ebraica. Fino alla comparsa della Cabala, i mistici ebrei utilizzarono come modello il racconto di Ezechiele. Il ma’ aseh merkavah, il racconto del carro, come da allora in poi venne chiamato, fu esposto in alcune cerchie e imitato in altre e diede vita ad uno dei rami principali del misticismo ebraico.
L’altro ramo fu il ma’ aseh bereshit, il racconto della creazione o cosmologia. Il testo più importante relativo a questi segreti fu il Sefer Yetzirah, il Libro della creazione, redatto, a quanto pare, in Palestina tra il III e il VI secolo. In questo testo viene narrato come Dio creò il mondo per mezzo delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e delle dieci sefirot, un termine che fa qui la sua prima apparizione nella letteratura ebraica.
La Genesi e i Salmi avevano già indicato il verbo divino come lo strumento della creazione.
“Dio disse: ‘Sia la luce’. E luce fu”.
“Per mezzo della parola di Dio furono creati i cieli; per mezzo del soffio della sua bocca, tutte le sue schiere” (Genesi 1, 3; Salmi 33, 6).
La Cabala deve la sua fortuna a questa stimolante miscela di tradizione e creatività, fedeltà al passato e coraggiosa innovazione. I cabalisti furono esperti nel mantenere l’equilibrio tra cieco fondamentalismo e anarchia mistica, sebbene un certo numero di essi perse quest’equilibrio e cadde in un estremo o nell’altro. E’ sorprendente come, nonostante le loro idee sconcertanti e le loro immagini talvolta sconvolgenti, i cabalisti sollevarono un’opposizione relativamente limitata, se comparata a quella suscitata da alcuni famosi sufi islamici e mistici cattolici, come Hallaj e Meister Eckhart. Senza dubbio ciò si dovette in parte al metodo esoterico di trasmissione della Cabala. Da principio le dottrine segrete erano trasmesse oralmente da maestro a discepolo e limitate ad alcune cerchie ristrette. Ma anche scritto, il messaggio era spesso ermetico e si concludeva talvolta con frasi come: “Questo è sufficiente per uno che è illuminato”, oppure “Colui che è illuminato comprenderà”, o ancora “Non posso ampliare questo perché così mi è stato ordinato”.
I cabalisti facevano la straordinaria affermazione che le loro dottrine mistiche avevano origine nel Giardino dell’Eden. Questo vuole suggerire che la Cabala è depositaria della nostra natura originale: la libera consapevolezza di Adamo ed Eva. Noi abbiamo perduto questa natura, la più antica tradizione, come inevitabile conseguenza del fatto di aver assaggiato il frutto della conoscenza, il prezzo della maturità e della cultura. I cabalisti, senza voler rinunciare al mondo, anelano al recupero di quella tradizione primordiale e alla riconquista di una coscienza cosmica. Attualmente 12 mila ebrei circa, credono in Gesù come nel video su youtube: Ebrei che credono in Gesù. Essi si chiamano comunità messianiche.

Bibliografia: Haziel, scrittore francese;  e sito sugli Angeli.

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